L’INGANNO DELLA TOLLERANZA

«Io non sono tollerante – la frase, detta dal palco del TedX di Modena, è disturbante – La tolleranza è un dispositivo del conflitto». “Tolleranza”, dal latino “tolerare”, tradotto: sopportare. Parte da qui Luca Dondoni, filosofo che con i suoi studi ha approfondito la natura della mente, la metafisica e l’ideologia politica.

« Io non sono tollerante, la tolleranza è un dispositivo del conflitto »

Dall’etimologia della parola, risalendo al diciassettesimo secolo, quando nacque il concetto di tolleranza, passando per il vallo di Adriano, percorrendo le riserve indiane, per approdare a realtà simbolo di oggi, smontando una certezza, mostrando il lato oscuro di quello che nel tempo è diventato il cavallo di battaglia di persone e associazioni impegnate nell’aiuto dell’altro da sé.

Gli eretici non vanno uccisi, devono essere tollerati”. “Gli omosessuali meritano la nostra tolleranza”. “I migranti sono esseri umani, dobbiamo essere più tolleranti nei loro confronti”. Abbiamo spesso sentito pronunciare queste frasi da chi si professava aperto e disposto ad accettare, ma la teoria di Luca Dondoni svela la contraddizione alla base di tali principi, oggi divenuti un baluardo contro sovranismi e chiusure. La sua idea di tolleranza si appoggia al concetto del recinto: rinchiudere il diverso in un luogo dove possa essere controllato, lontano dal gruppo dominante.

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QUI  il link dello speech al TedX Modena

«La tolleranza viene percepita come un muro invalicabile che protegge la società dal conflitto, dalla violenza, dal crimine: al di qua del muro ci sono la società civile, la cultura, l’attaccamento ai principi della cooperazione, e al di là ci sono tutti quelli che devono essere tollerati in quanto portatori di conflitto e di valori diversi». Per un esempio al passato, si può usare il Vallo di Adriano, ma l’immagine del recinto sarebbe ugualmente efficace in qualsiasi periodo storico. «L’isolamento sociale ha sostituito i moschetti e la discriminazione culturale ha preso il posto dei fioretti: i due concetti appartengono a sfere diverse, ideologica e fisica, ma sono la stessa cosa. Nel periodo della controriforma, gli eretici venivano perseguitati e uccisi, oggi verrebbero tollerati». L’anima critica del suo discorso è che la tolleranza sia un “dispositivo del conflitto”, un modo in cui il conflitto si manifesta nel contesto socio politico, quindi solo a livello ideologico: «La tolleranza viene mostrata come un modo per evitare lo scontro, ma è un modo per evitare il confronto armato, fisico. In realtà è un dispositivo che agisce nel territorio dell’ideologia».

«La tolleranza viene percepita come un muro invalicabile che protegge la società dal conflitto, dalla violenza, dal crimine: al di qua del muro ci sono la società civile, la cultura, l’attaccamento ai principi della cooperazione, e al di là ci sono tutti quelli che devono essere tollerati in quanto portatori di conflitto e di valori diversi»

Nella visione di Luca Dondoni, la tolleranza è un espediente: sopportare, accettare, non perseguitare, tutto con riserva. «Di fatto, nel momento in cui c’è un tollerante, c’è un tollerato, non c’è un pari. Questo inganno fa passare ai membri del gruppo dominante l’idea di essere aperti, e non fa altro che mantenere i rapporti di forza. La ragione per l’emergere della tolleranza è una pura opportunità politica: se non puoi ammazzarli, li ammetti all’interno della tua comunità con delle riserve e costruisci una barriera. È come dire: “riconosco le tue pratiche, ma all’interno di uno spazio diverso dal mio”».

«Di fatto, nel momento in cui c’è un tollerante, c’è un tollerato, non c’è un pari. Questo inganno fa passare ai membri del gruppo dominante l’idea di essere aperti, e non fa altro che mantenere i rapporti di forza. […] È come dire: “riconosco le tue pratiche, ma all’interno di uno spazio diverso dal mio”»

Questo è il senso del recinto: rinchiudere chi è diverso, o si fa portatore di un’altra cultura, in un luogo che solo apparentemente lo fa equivalere al dominante, mentre di fatto, lo isola e lo rinchiude un un’area ben distinta e sulla quale la società civile ha pieno diritto di legiferare imponendo norme. «Nella tolleranza c’è un forte squilibrio di forze: il dominante dà il permesso di esistere all’altro. Nel migliore dei casi, la tolleranza non è abbastanza. Nel peggiore scenario possibile, la tolleranza porta indietro alla discriminazione, isolamento e segregazione». Perché ci piace così tanto? «È il minore dei mali. Dire questo è già indice di una volontà di mantenere il rapporto di forza».

«Nel migliore dei casi, la tolleranza non è abbastanza. Nel peggiore scenario possibile, la tolleranza porta indietro alla discriminazione, isolamento e segregazione»

Togliere la maschera alla tolleranza e svelarne l’inganno, fornendo un mezzo utile a chi lo ascolta per non farsi ingannare, ma per riflettere e interpretare la realtà senza filtri devianti. Il suo obiettivo? «Svelare l’inganno dando strumenti, immagini plastiche che prendi, metti in tasca, porti a casa e usi come un paio di occhiali per vedere il mondo. È a questo che serve la filosofia».

 

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