OCCHIO A IUCU, IL COLLEZIONISTA IRRIVERENTE

Ad alcuni basta un garage, ad altri servono tre depositi, un negozio e due case per contenere tutti gli oggetti raccolti in quasi 40 anni di vita. Iucu ha iniziato a collezionare quando aveva solo 10 anni. È partito dalle lattine di bibite, poi è passato ai libri, alle scatole, ai carteggi, e negli anni è arrivato a possedere 130 televisori, oltre 15000 riviste, 150 passaporti dei primi del 900, più di 8mila fotografie storiche, e non si è fermato a questo. Due anni fa, Iucu ha aperto una bottega a Pavia, in Corso Garibaldi, uno spazio che oggi è diventato un punto di riferimento per gli appassionati di modernariato, e un viaggio nel tempo per i nostalgici. Ma a guidare Iucu non è solo un’empatia ossessiva per gli oggetti che colleziona, il desiderio di possedere pezzi unici, conoscerli, studiarli.

Nel suo negozio, all’amore per tutto ciò che racconta un passato che non c’è più, si aggiunge una forte critica alla contemporaneità, che Iucu racconta attraverso i suoi disegni: simboli parlanti e irriverenti delle contraddizioni del mondo di oggi. C’è il disegno della “Persona per pene”, realizzato sullo stipite di una porta: «La rappresentazione dell’uomo tutto d’un pezzo all’apparenza, ma con le sue perversioni, i suoi scheletri nell’armadio».

L’occhio stilizzato, che guarda fisso, che irraggia luce e lacrime lo si ritrova ritagliato sulle copertine dei quaderni, disegnato sui cartelli appesi per il negozio, riportato sui segnalibri.

 «Per me l’occhio è il simbolo massimo a livello iconico – spiega – quando vedi l’occhio, pensi di aver visto tutto, ma al suo interno c’è un mondo. Due persone possono vedere la stessa cosa, ma quello che c’è dentro, quello che passa lo sai solo tu. Io mangio le immagini con gli occhi, di continuo, da sempre. L’occhio non è un elemento esoterico, è un mezzo di approvvigionamento di idee. Poi gli occhi ridono, piangono. Sono fantastici, gli occhi».

«Per me l’occhio è il simbolo massimo a livello iconico – spiega – quando vedi l’occhio, pensi di aver visto tutto, ma al suo interno c’è un mondo. Due persone possono vedere la stessa cosa, ma quello che c’è dentro, quello che passa lo sai solo tu.

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Rigattiere, collezionista, artista, la ribellione di Iucu è una critica aperta e sincera all’ipocrisia dei benpensanti e dei puritani di oggi, partendo dalle immagini più “basse” per raccontare la sua versione del mondo.

«La mia è satira. Qualsiasi cosa faccia ha una giustificazione. Racconto la vita attraverso metafore, e con le metafore si cresce – continua – Ultimamente ho ragionato molto sul cervello dell’uomo contemporaneo. L’ho paragonato a un cesso, che secondo me è il contenitore più incredibile di sempre. Se si considera una scatola, ad esempio, è un contenitore con una capienza limitata. Una volta che la si è riempita, per aggiungere oggetti, ne devi togliere altri. Il cesso no: qualsiasi cosa ci si butti dentro, basta tirare l’acqua per ricavare nuovo spazio».

Ultimamente ho ragionato molto sul cervello dell’uomo contemporaneo, e l’ho paragonato a un cesso, che secondo me è il contenitore più incredibile di sempre.

Nella visione di Iucu, la mente umana funziona allo stesso modo. «Il cervello non ha un limite di assorbimento dati, una persona può continuare ad osservare, raccogliere informazioni, ricordi, emozioni per tutta la vita, senza dover mai cancellare quello che si conosce. Anche il cervello, a suo modo, è un contenitore, ed è straordinario. Ma di fronte alla possibilità di riempirlo con idee meravigliose, cultura e poesia, oggi le persone scelgono di riempirlo con reality show, e scene trash, quella che a livello culturale può essere definita “merda”».

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Ma di fronte alla possibilità di riempirlo con idee meravigliose, cultura e poesia, oggi le persone scelgono di riempirlo con reality show, e scene trash, quella che a livello culturale può essere definite “merda”».

 

clicca qui per visualizzare il profilo instagram di Iucu

 

Iucu colpisce per la sua trasparenza. A guidarlo è solo la sua passione, nient’altro. Crede completamente in quello che realizza e che comunica e la sua critica non è fine a se stessa, ma punta a creare consapevolezza e a suscitare una reazione. «Sul marciapiede fuori dal mio negozio, si è staccata una piastrella c’è un buco, dove tutti inciampavano – spiega – dove prima c’era una piastrella, io ci ho disegnato un occhio, con la scritta: “occhio al buco”. Dopo mesi, il buco c’è ancora, ma la gente ci inciampa un po’ meno. Tutti mi dicevano che potevo essere denunciato, ma a me non importava. Ero io a voler denunciare un fatto, e non mi sono nascosto. Analizzo le cose e mi prendo gioco della banalità e della mancanza di profondità delle persone. Se qualcuno mi considera un cretino perché disegno cessi, io gli spiego il perché lo faccio. A qual punto, io divento uno che ragiona, e lui una persona superficiale. Non è volgarità, è satira».

Se qualcuno mi considera un cretino perché disegno cessi, io gli spiego il perché lo faccio. A qual punto, io divento uno che ragiona, e lui una persona superficiale. Non è volgarità, è satira.

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